Un fenomeno esclusivamente italiano quello di esibire i premi (nell’olio, ma anche nel vino), sembra che sia diventato il nuovo sport nazionale. Noi non abbiamo mai prodotto oli solo per concorsi, le poche volte che abbiamo partecipato (e spesso anche vinto a dirla tutta, lo possiamo dimostrare in ogni momento) abbiamo inviato oli realmente corrispondenti a quelli poi venduti nei canali distribuiti. Negli anni a venire però siamo passati dalla reticenza al partecipare al rifiuto totale, fatto salvo, per ora, la Guida agli Extra Vergini di Slow Food. Al riguardo però di seguito replichiamo pari pari un articolo che il nostro Peppe ha scritto su una rivista di settore e che è divenuta il nostro “manifesto” ufficiale.
IL PENSIERO DI PEPPE URSINI
In genere funzionano tutti così: il produttore fa la domanda di partecipazione al concorso e da regolamento fa pervenire i suoi oli alle varie sedi ed entro i termini stabiliti, pagando un minimo per i costi di gestione del concorso. Possono partecipare tutti, basta essere un produttore accreditato (anche se per essere un produttore non è obbligatorio possedere piante di ulivo o frantoi) e avere un minimo di bottiglie da mostrare, indipendentemente dal fatto che queste bottiglie siano in vendita oppure no.
Cosa avviene spesso? Nella migliore delle ipotesi capita che il concorso venga vinto da un’azienda credibile, ma molte volte, invece, l’olio che ha vinto non andrà in commercio, perché spesso il quantitativo prodotto è stato finalizzato solo alla partecipazione del concorso: quel poco imbottigliato andrà agli amici e parenti del produttore, il quale alla fine vende al pubblico tutt’altro olio ma si vanterà e avvantaggerà del premio. In tanti comprano un olio credendo sia quello premiato… ma non sanno che in realtà ne stanno comprando un altro…
Ecco che il Concorso o il Premio contribuisce a creare il mostro… Ma perché succede questo? Non esistono paletti o vincoli alla partecipazione. Non si osserva se il produttore crea economia con quel prodotto, quindi la porta resta aperta per uno stuolo di medici, avvocati o comunque professionisti annoiati con tenute agricole improbabili e che propongono la loro bottiglia creata più che altro per impressionare gli amici. Non si giudica l’alto livello produttivo globale dell’azienda, che magari propone più di un extra vergine di gran classe: ogni azienda o presunta tale, invece, partecipa con un solo olio e magari prodotto per sole cento bottiglie in tutto. Non si giudicano i prodotti prelevati sul punto vendita e non ci si chiede se i prodotti inviati siano in commercio né se il pubblico il vedrà mai. Infine non è ancora pronto un panel di assaggiatori veramente scevri da condizionamento esterno: vengono inseriti tecnici estremamente preparati, sì, ma non tutti e 8 gli assaggiatori (numero minimo previsto per un panel) sono alla stessa altezza. Ora come ora, mezzo punto in più o in meno assegnato dal meno preparato di loro è sufficiente per far slittare anche dal primo al sesto posto la posizione di un olio in concorso: quanto meritatamente? Nei concorsi avviene una valutazione ancora troppo empirica, troppo casuale. Ho contato più di 20 vincitori in Italia, tra concorsi nazionali e regionali, che nella stessa annata e dunque con gli stessi oli cambiano sempre. Come è possibile che chi vince ad un concorso nazionale poi si classifica male ad uno regionale? E’ come se i calciatori della nazionale Italiana stessero in panchina nei campionati di calcio interregionali… Non ho nulla contro i giudici di gara, perché personalmente credo che siano i metri di valutazione e di selezione a dover cambiare: ecco perché da anni non partecipo più né a concorsi regionali, né a quelli nazionali. Io non ci sto: non voglio essere sottoposto a valutazioni superficiali, siano esse positive o negative.
Direte voi: è possibile che non esista un concorso davvero completo e valido? In realtà qualche piccola oasi c’è, anche se la perfezione fondamentalmente non esiste. Sto pensando alla Guida agli Extra Vergini di Oliva di Slow Food, che è tra le più vicine all’idea di concorso meritocratico che io e – come ho avuto modo di constatare – altri produttori di diverse regioni – sognamo. Dietro alla Guida non c’è infatti un Concorso o un Premio: non valuta solo un prodotto, relaziona in modo compiuto le aziende partecipanti (anche se non avviene una scrematura in base alla loro reale consistenza) e, soprattutto, non pretende di decretare un vincitore assoluto. Anche qui troviamo prodotti presentati dai produttori e non selezionati sul mercato, ma perlomeno nessuno sale sul podio.
Giuseppe Ursini
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